Aristelliger georgeensis: Esperienza di allevamento

Written by Emanuele Scanarini. Posted in Articoli Terraristici

Aristelliger georgeensis header

Nel Settembre 2007 ebbi la fortuna e l'opportunità di avere una coppia di Aristelliger georgeensis, gechi che prima di allora non ebbi modo di allevare ma nemmeno di vedere dal vivo in fiere o presso allevatori (italiani o esteri).
L'unico riferimento che avevo su questa specie erano due foto trovate molto tempo prima on-line, oltretutto scomparse assieme al sito che le custodiva.

Aristelliger georgeensis è un geco di medie dimensioni (25cm i maschi, 20cm le femmine) originario del Sud America: Honduras, Messico (Quintana Roo, Cozumel), Belize, St. George Island, Isla de Providencia, Sta. Catalina, Crab Cay, San Andres, Swan Islands, Colombia (Castro, F. (pers. comm.)).

Non essendo una specie comune era impossibile avere notizie certe sull'allevamento e la riproduzione di questi animali, quindi allestii il terrario rifacendomi alle condizioni ambientali del loro habitat naturale, prendendo come riferimento i pochi articoli scientifici su di essi (tra cui alcuni difficilmente reperibili e che mi feci spedire direttamente dall'autore).
La mia coppia di gechi arrivò dal Belize e fortunatamente chi me la portò seppe illustrarmi in modo abbastanza preciso l'habitat in cui vennero presi gli animali, quindi apportai alcune modifiche al terrario che avevo già allestito.

Perché il mio nuovo geco non mangia!?

Written by Emanuele Scanarini. Posted in Articoli Terraristici

header non mangia

Negli anni, una delle domande più frequenti a cui ho dovuto rispondere è "perché il mio geco non mangia, anche se è con me da qualche giorno?", quindi oggi mi prendo un po' di tempo e scrivo qualche riga.

Premetto che i gechi, se sani e stabulati in modo corretto, non si lasciano morire di stenti e che perché accada ci vogliono mesi di digiuno ininterrotto (almeno per le specie di taglia medio-grande come Correlophus ciliatus, Eublepharis macularius, Rhacodactylus auriculatus, Gekko gecko, ecc...).

Quindi perché alcuni gechi appena arrivati a casa, anche se messi nel terrario con tutto ciò che serve, non ne vogliono sapere di mangiare?
Semplice, perché nella maggior parte dei casi sono stressati, bisogna considerare, che sopratutto gli esemplari ceduti nelle fiere, sono sottoposti ad un viaggio piuttosto lungo, da casa dell'allevatore/commerciante alla fiera, rimangono magari esposti ore, per poi farsi un nuovo viaggio dalla fiera alla nostra abitazione.
Al trantran del viaggio, aggiungiamo che il geco arriverà sì in un terrario ottimale alla sua gestione, ma è un posto nuovo, un territorio da scoprire, che ovviamente non ha l'odore del nostro nuovo amico. I gechi sono animali territoriali, necessitano di sentirsi sicuri nel loro terrario, ma se questo non avrà il proprio odore, come potrà esser riconosciuto come suo territorio e quindi esser tranquillo?
A questo punto potrebbe esser tutto risolto fine degli stress, invece no, perché la maggior parte di voi neofiti si fa prendere dall'ansia (giustamente eh, capisco che il non avere esperienza in merito metta a disagio, poi il non mangiare è ovviamente visto come un fatto  grave) quindi iniziate a fare 4632 tentativi d'alimentazione e di revisione del terrario. Ad esempio: provate 50 tipi di insetti in 2 giorni, spostate 72 volte le tane in 4 giorni, cambiate 3 volte il substrato in 4 minuti, cambiate le temperature 6 volte al giorno, costruite un obelisco pregando un dio minore, ecc...

Ora siamo onesti, mettetevi nei panni del geco, vi fate un viaggio di 3-4 giorni, arrivate e in albergo vi accendono il climatizzatore e ogni 3 ore vi cambiano la temperatura tra i 15°C e i 25°C, poi lo spengono e vi accendono il riscaldamento, mettendovi a vostro agio con 45°C, poi vi cambiano stanza, vi danno le coperte pesanti, poi non ve le danno proprio, poi vi cambiano di nuovo camera e quando finalmente avete trovato un modo per dormire vi svegliano per pulire la stanza. Come se non bastasse vi offrono in pasto la peperonata di zia Carmela, i sofficini, l'insalata scondita, le orecchiette alle cime di rapa e chi più ne ha più ne metta... e insomma, se non siete stressati, almeno arrabbiati lo sarete di certo!

Quindi, cosa c'è da fare quando si porta a casa un nuovo geco?
Semplicemente NIENTE! Sì sì, ho scritto NIENTE, mettete il geco nella sua nuova casa e fate finta che non ci sia, lo so è difficile perché siete curiosi, ma fingete di non averlo comprato per 5-7 giorni (anche se è un baby, mentre se si tratta di specie piccole o micro, i tempi si accorciano, dopo un paio di giorni sono tendenzialmente pronti a fagocitare il mondo). Dopo questo periodo offrite 3-4 insetti al geco e vedete cosa ne pensa, son certo che mangerà!

Ecco sarà a questo punto, dopo 5-7 giorni, che se il vostro geco non mangerà, allora dovrete iniziare a porvi (e a pormi) delle domande, perché potreste aver commesso un errore di stabulazione, potrebbe esserci qualche patologia in corso, potreste aver offerto insetti a cui il geco non era abituato, ecc...

E' tutto, spero che queste poche righe siano state utili a chi è alla prima esperienza, per evitare stress ai propri animali e a se stessi.

Rhacodactylus leachianus: Descrizione locality Grande Terre

Written by Alessandro Bertolaso. Posted in Articoli Terraristici

heder leach

Cercando di far chiarezza sulla classificazione per locality e bloodline di Rhacodactylus leachianus, si rischia di fare più confusione che altro perché i dati a disposizione sono pochi, a volte incerti e contradditori ed i protagonisti indiscussi della storia delle origini di questi animali, che potrebbero dire la verità su molti aspetti, a fatica rispondono.

Non entrerò troppo nel dettaglio delle caratteristiche fenotipiche di ogni locality, in quanto, distinguere una locality dall'aspetto esteriore è praticamente impossibile (un dark, morph a seconda dei momenti della giornata, può essere scambiato per un light morph) e anche perché la taglia dipende molto dalla gestione dell'animale, frequenza dei pasti, temperatura a cui lo si tiene in inverno, tipi di alimentazione (altamente proteica o meno), ecc...

La classificazione per “Type” ormai è considerata da molti obsoleta e inutile, ma nel seguente articolo, continuerò comunque ad usarla (come spesso fanno in USA).

Rhacodactylus leachianus GT


Risposta al post di Debora Borghese in riferimento alla maifestazione EXOPET

Written by Emanuele Scanarini. Posted in Ultime

Dopo aver preso visione del post che segue, ho deciso di scrivere una risposta pubblica sul nostro sito.
http://violapost.it/2015/10/13/animali-vivi-nelle-vaschette-alimentari-expopet-la-fiera-della-vergogna-le-foto/#comment-111770

Cara Sig.ra Debora Borghese,

scrivo sul mio portale la risposta al suo post in modo che arrivi a più persone possibili, a prescindere dalla sua volontà di renderla pubblica o meno.
Lei sostiene che gli animali selvatici/esotici non dovrebbero essere presenti in una manifestazione definita "salone di animali domestici" e forse questo è l'unico punto su cui potrebbe trovarmi concorde, sopratutto se si va ad immaginare un rettile o un anfibio alla stregua di un cane o di un gatto.
Ma nella peggiore delle ipotesi, potrebbero cambiare il titolo alla mostra definendola "il salone degli animali" ed elimineremmo un simpatico vezzo di forma.

Ma veniamo alla parte che più di tutte mi produce ilarità, "vaschette per alimenti sigillate" ovviamente sorrido, perché è evidente già nelle foto da lei pubblicate, che ci siano prese d'aria nelle scatolette, ma tralasciamo questo dato così poco oggettivo e facciamo due valutazioni:
1- I fori d'areazione delle scatole sono adeguati agli animali in esse contenuti, i rettili e gli anfibi necessitano generalmente di meno ossigeno dei mammiferi. Anche se vedendo la larghezza di alcuni fori, potrei osare dire che anche un topo non morirebbe soffocato in quelle scatole;
2- Ma se gli animali sono in quelle scatole per essere venduti, che senso avrebbe rischiare la loro asfissia!?

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Inoltre, lei condisce il suo post con citazioni a leggi e trattati, quanta serietà nell'affermare in modo fermo la sua ragione!
Per carità, ciò che cita esiste ed è vigente e proprio per questo le istituzioni statali fanno quello che devono fare, dal CFS all'ASL.
A conferma di ciò, proprio pochi giorni fa al rientro da una fiera di settore, un utente del nostro portale è stato fermato e controllato dal CFS che ha rilasciato un verbale (nella foto abbiamo nascosto i dati personali dell'utente), dichiarando che gli animali erano in regola e trasportati in modo idoneo alle loro esigenze (non ci crederà mai, ma i gechi in questione, erano proprio all'interno di scatolette come quelle delle sue foto).

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Ora, di grazia, le concedo il lusso di provare ad apprendere i motivi chiari ed essenziali per cui i rettili e gli anfibi vengono trasportati ed esposti in quel modo, così macabro e crudele.
Prima di tutto, non so se l'ha mai notato, ma i cani e i gatti vengono trasportati quasi sempre all'interno di appositi trasportini, perché?
Perché quando si trasporta in automobile un cane o un gatto, si cerca prima di tutto di evitare che si possa ferire con l'urto di una frenata improvvisa, inoltre impedisce all'animale di fuggire quando si apre la portiera del mezzo (può succedere per numerosi motivi).
Ecco, il motivo per cui i rettili vengono trasportati in vaschette di dimensioni contenute è il medesimo, hanno la stessa identica funzione del trasportino per cani e per gatti. Oltretutto, durante il trasporto le scatolette vengono spesso inserite in contenitori di polistirolo (riscaldati o meno in base alla stagione), per evitare pericolosi sbalzi termici agli animali.
Come se non bastasse, deve sapere che i rettili si sentono più sicuri se il loro corpo è a contatto con le superfici, ecco perché in natura tendono a nascondersi in rifugi particolarmente angusti, quindi un box troppo ampio genererebbe loro solo stress (sopratutto durante un'esposizione).

Ora spero che con un filo di ragione di causa, riveda la sua posizione, anche perché se io fossi negli organizzatori della fiera, nel CFS, nell'ASL e tutti quelli che hanno contribuito all'organizzazione dell'evento, me ne risentirei non poco nel sentirmi attaccato e screditato e si sa, queste cose possono portare a spiacevoli beghe legali.

Un cordiale saluto,
Emanuele Scanarini

Onfalite in Nephrurus wheeleri cinctus

Written by Emanuele Scanarini. Posted in Articoli Veterinari

onfalite header

Interessante intervento a cura dei tre medici veterinari il Dott. Di Girolamo, il Dott. Selleri e il Dott. Collarile presso la "Clinica per Animali Esotici" di Roma.

L'onfalite è un'infiammazione dell'ombelico, in questo caso dovuta ad un residuo di sacco vitellino (una sorta di cordone ombelicale tipico degli animali che hanno lo sviluppo embrionale all'interno di un uovo).
L'intervento è piuttosto semplice, se non fosse che i due pazienti, misurano circa 3cm per un peso di 2gr.
I veterinari dopo una lieve anestesia, hanno rimosso il residuo di sacco vitellino e cauterizzato la ferita con il laser.
In entrambi i cuccioli, l'operazione è andata a buon fine e dopo 24 ore di monitoraggio, i due gechi sono potuti tornare a casa della loro allevatrice Paola Mariotti.

 

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